Il nido dei gabbiani

Eccomi nel bel mezzo di questa questa avventura in cui mi sono fatta invischiare, e dire che non ne avevo proprio voglia.

Sono sempre stata molto ubbidiente e ligia alle regole e fare qualcosa di proibito non è nelle mie corde.

Ma ormai ci sono e tanto vale cercare di fare il meglio. Intanto tra poco si spegneranno le luci nei dormitori. L’idea è di aspettare almeno un’ora e poi scendere alla chetichella nel garage dove sono ricoverate le nostre scope. Alice, la più intraprendente,  si è occupata di prendere la chiave e nasconderla nel vaso di piante carnivore all’ingresso, di lato alla scala.

Sento i primi passi, i partecipanti alla sfida di stanno alzando. Mi infilo una tuta pesante poiché prevedo che in volo farà freddo, anche se questa estate sembra non finire mai.

Quando abbiamo deciso questo gioco, pericoloso direi, ci siamo disposti in cerchio e ognuno di noi ha scelto un’azione che il vicino di destra doveva portare a termine. A me è capitato di dovere prendere un uovo da un nido.

Appena ho iniziato immaginare  dove  poter andare il pensiero si è fissato sul nido di gabbiani che questi hanno sul tetto della chiesa di Bergeggi. La casa della nonna è lì, in quello splendido paesino arroccato a seicento metri sul mare, con una vista che spazia sino alla Corsica nelle belle giornate invernali.

Il giardino della casetta confina proprio con la chiesa e io ricordo le varie estati passate ad ascoltare i pigolii decisi di quegli uccelli nati già grandi. Erano i piccoli del Gabbiano Reale e nel periodo in cui io ero lì in vacanza iniziavano a volare. Che strana cosa, proprio quello che stiamo facendo noi.

La località non è vicinissima, ma una volta in quota la mia scopa può andare molto veloce e quindi ho deciso che volerò lì.

La nostalgia mi sta guidando, lo so bene. In realtà vorrei vedere la nonna nel giardino ma è notte e quindi lei starà dormendo.

Entriamo senza parlare, ci salutiamo con un cenno, ognuno prende la sua scopa e si parte.

Dobbiamo rientrare un’ora prima che faccia giorno per evitare di essere scoperti.

Il volo parte bene, nessuna turbolenza, vento inesistente anche se, come avevo previsto, fa piuttosto freddo.

Una volta alzatami dal suolo punto decisa a Sud. Credo siano passate un paio d’ore quando vedo l’isoletta di Bergeggi, quella splendida piccola perla incastonata in un angolo della Liguria e  lassù in alto il paese.

Rallento e punto verso il campanile. Il cuore sobbalza dalla felicità perché la luce in casa della nonna è accesa. La vedo in cucina intenta a prepararsi una tisana. Forse non riusciva a dormire o forse, come al solito mi ha letto nel pensiero. Sbircia fuori dalla finestra e mi vede, sorride e mi cenno di scendere.

Poi mi guarda con occhi che vorrebbero essere severi, ma non ci riesce.

Le racconto la storia e lei si rabbuia. Non perché io abbia fatto una marachella che potrebbe costarmi l’espulsione dalla scuola, ma perché portare via un uovo sarebbe un dolore grande per la coppia di gabbiani che abita lì da tanti anni. Sono i suoi vicini di casa e comunque, anche se fossero emeriti sconosciuti, è una cosa malvagia.

Lei è una fattucchiera dalla nascita ed ha fatto numerosi congressi dove le è stato spiegato che non si deve mai utilizzare la magia per procurare dolore o atti malvagi.

Sorrido finalmente anche io. Non avevo mai avuto intenzione di prendere l’uovo.

Perderò la gara, dirò che non sono riuscita ad avvicinarmi o che non c’erano uova dentro il nido. Mi inventerò qualcosa.

Intanto la nonna mi fa entrare e mi prepara qualcosa di caldo, prima di farmi rimontare sulla scopa.

Non devo fare tardi. Inutile dire che questo sarà un altro dei nostri segreti. 

Mentre mi allontano mando un ultimo sguardo al giardino che è delimitato da una siepe di rose bianche, fiorite per dodici mesi all’anno. Anche questa deve essere una magia: la nonna non si smentisce mai.

Rientro in orario, stanno arrivando gli ultimi due.

Sono tutti felici di aver portato a termine le loro sfide. Chi arriva con una bandiera sfilata a un pennone, chi con un rametto con sopra alcuni melograni e via dicendo.

Metto su il broncio, mostrandomi contrita per non essere riuscita a portare a termine la mia missione. Ma il mio cuore impazzisce di felicità. Ho visto la nonna e questa è la più bella notte di volo della mia vita.

Lasciamo le scope al loro posto e rientriamo nei dormitori. Tutto tace, nessuno si è accorto di nulla.

Con un grosso sospiro mi addormento pesantemente per il poco tempo che resta di questa magica notte. 

Rispondi