
Sono ormai trentacinque anni che abito con felini di vari colori e specie. Che questi animali siano magici lo sappiamo benissimo, anzi lo hanno intuito anche i babbani.
Asia però è un’altra cosa…
Nel duemilaventitre, anno orribilis per la mia vita, ho dovuto attraversare un dolore enorme per una malattia di una persona a me molto vicina. In quello stesso anno ho perso tutti i miei tre gatti.
Se ne sono andati nel giro di sei mesi per motivazioni diverse, lasciandomi alla fine sola e con un dolore che non riuscivo a lenire. La casa era vuota ma non ero pronta a riempirla con un gatto qualsiasi.
Non volevo un animale solo perché mi sentivo sola. L’idea di rimpiazzare mi uccideva, ma la mancanza di un gatto che girovagasse tra la casa e il giardino mi faceva comunque soffrire.
Una mattina entrai dentro una sede dell’Ente protezione animali. Volevo solo dare un’occhiata, mi dicevo.
Era un posto pieno fitto di gabbie con decine di piccoli micetti, pronti per essere dati in adozione.
Appena la volontaria vide i miei occhi, mi portò in fondo alla stanza dove in una gabbia c’erano due gatti già adulti. Mi dissero che avevano cinque anni, anche se in realtà erano molto più giovani.
Mi disse che non li voleva nessuno perché erano già grandi, che erano tre mesi che stavano in gabbia e che erano stati ripresi dalla precedente adozione perché maltrattati.
Due fratelli diversissimi tra loro. Il maschio, rosso sbiadito, aveva delle ferite sul naso poiché schiacciava le sbarre per poter uscire e per farsi accarezzare. La femmina era una calico, con il suo pelo tricolore lucido e setoso. Mi aveva guardato per un istante, poi aveva girato la testa, sprezzante.
Nel giro di pochi giorni li portai a casa. La prima notte spaventati li feci dormire nel bagno grande con cestini e scatole.
Avevano nomi brutti, ne cercai due nuovi con le medesime vocali per non creare loro problemi.
Asia passò la notte a piangere e io ad andare a consolarla. Ma già dal secondo giorno presero possesso del resto della casa e dopo alcuni mesi anche del giardino.
Teo era un vivace giocherellone, correva come un pazzo e fu felice, e lo è ancora, di vivere alcune ore all’aperto. Ora ha anche le chiavi di casa sotto forma di gattaiola ed entra e ed esce a suo piacimento.
Si lascia accarezzare e coccolare quando rientra dalle sue spedizioni: mangia, si riposa e riparte
Asia era ed è diversa. Non si è mai fatta prendere in braccio. Per quanto riguarda le carezze, al massimo ne tollera un paio: alla terza arriva la zampata e a volte un morso.
Dopo due anni ha iniziato a venire a vedere la televisione accanto a me la sera, appoggiandosi sempre più vicina.
Poi ha iniziato a venire a dormire nel letto, in fondo, nell’angolo più lontano.
Ora è diventata la gatta più appiccicosa tra tutti i gatti che hanno abitato con me. La sera la chiamo e arriva come il più ubbidiente dei cagnolini.
La cosa divertente è che lo fa solo con me. Gli altri continuano a essere a rischio graffi e morsi.
Io non ho fatto nulla. Ho solo aspettato che lei si fidasse. Ho avuto la pazienza di capire le sue paure e forse le delusioni della sua vita precedente.
Della magia però non vi ho ancora parlato. Avviene di notte, anzi alle prime luci dell’alba quando insieme apriamo gli occhi, ci guardiamo. Io allungo una mano verso di lei che si avvicina e si accarezza da sola, poi cerca un angolo del mio corpo e si sistema lì. Restiamo accoccolate una nell’altra continuando a dormire insieme sino al mattino, tutta la notte, tutte le notti.
Nessun altro ci può capire, e a noi va benissimo così.

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