Zagare

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Venti giugno duemilaventi. Il mondo ha superato i primi mesi di una tremenda epidemia che lo terrà in scacco per alcuni anni ancora.

Mi affaccio sulla terrazza della mia casa. Il sole sta salendo velocemente e riscalda l’aria. Il profumo delle zagare mi arriva alle narici insistente. E violentemente, come tutti gli anni, mi porta alla mente tutti gli attimi di quella terribile giornata.

Mi ero alzata presto, anzi prestissimo. Negli anni ’80 i matrimoni si celebravano in tarda mattinata, per poter poi iniziare con i festeggiamenti, culminanti nel pranzo, che sarebbe durato per tutto il giorno.

Alle sette erano arrivate le cugine e le amiche più strette: colazione tutte insieme tra mille risate. Era di seguito arrivata la parrucchiera, che si sarebbe occupata anche del trucco. Poi il rito della vestizione, il fotografo per le prime foto, la macchina con l’autista. Per ultimo era arrivato il bouquet di zagare: i bianchi fiori d’arancio dall’intenso profumo, da sempre i fiori prediletti dalle spose.

Arrivata davanti alla chiesa vidi le persone che parlavano in modo concitato. I visi erano accigliati: nessun sorriso attendeva la sposa.

Qualcuno si avvicinò a mio padre e gli comunicò la notizia. Il volto di mio padre si piegò in una maschera di tristezza. Non ebbe bisogno di dirmi nulla: capii subito che ero stata abbandonata sull’altare. Quello che avevo creduto il mio amore eterno, non sarebbe arrivato.

Aveva cambiato idea, si era spaventato, aveva un’altra. Non importava la ragione: lui non c’era e non ci sarebbe stato mai.

La macchina mi riportò a casa. Tra le mie mani ancora le zagare che, ignare, continuavano a elargire con generosità il loro intenso profumo.

Tanti anni sono passati, sette lustri o forse più. In tutte queste estati ho risentito il loro profumo: inconsapevole mi riportava intonso il dolore di quel giorno.

Tra un’ora mi sposo. Sono una donna matura ora, è passato tanto tempo e non ho più paura.

Il vestito che ho scelto è un semplice caftano rosso corallo, scarpe eleganti rosa acceso con tacco arancione. Tra le mani un bouquet di ortensie rosso scuro con ombre violacee.

Nessun profumo oggi: non voglio ricordare nulla. Oggi voglio solo essere felice.

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