Cari compagni di scuola,

dopo tanto rincorrersi di messaggi, dopo una gestazione di alcuni mesi, dopo una trepida attesa, eccoci qui.

L’emozione è grande nello scendere dalle automobili per abbracciarci rumorosamente, con il vociare sorpreso  e altisonante per cercare di nascondere i sentimenti, le malinconie, forse le paure di non riconoscerci.

E invece ci siamo riconosciuti tutti subito, sorridenti e pronti a riprenderci in giro come se fosse trascorsa una sola estate e  quello fosse il primo giorno di scuola di un nuovo anno.

Nella lunga tavolata sono iniziati i racconti, dapprima timidi, poi sempre più audaci: diciotto riassunti di vita che si sovrapponevano nelle curiosità di ciascuno, conditi da sfottò e risa e foto che servivano a far rivivere pezzi di vita. 

Poi gli scambi di posto per poter parlare con tutti, per ascoltare  tutti.

Eravamo belli ieri sera, bellissimi. Nei racconti delle nostre vite è uscita la parte migliore.  Ognuno di noi ha avuto problemi, alcuni anche molto gravi, ma sono stati raccontati con distacco. I momenti salienti che abbiamo portato a galla erano quelli felici.

La serata è corsa via veloce, tra matrimoni doppi, finiti o felici, tra tartarughe e gatti, figli e nipoti. Qualcuno è già nonno, qualcun altro è orgoglioso di stare per diventarlo tra poco.  I più fortunati già in pensione, altri ancora al lavoro in attesa di quello che sarà un grande cambiamento di vita;  tutti ancora pieni di sogni e di voglia di vivere.

Sul marciapiede le ultime foto. Siamo rimasti lì, sotto una leggera pioggia che sembrava accarezzarci i pensieri. Era veramente difficile salutarci lì, a poche centinaia di metri da dove tutto è iniziato una quarantina circa di anni fa.

Sicuramente ci rivedremo, ora che abbiamo ricostruito il gruppo sarà più semplice.

Sono altrettanto sicura che l’emozione provata ieri sera non si ripeterà.

Ma noi siamo grandi e abbiamo capito che le cose belle sono uniche e ne stringiamo il ricordo, nitido e acceso, in un angolo del nostro cuore. O almeno questo è quello che provo io.

Vi abbraccio tutti, uno a uno.

giò

Lascia un commento