
- Ciao Molly!
- Ciao Dolly!
- Quante olive, come sono belle e colorate, perché le hai fotografate?
- Perché oggi voglio parlarti di una cosa che gli umani hanno imparato a fare, ed anche bene: la trasformazione di una cosa in un’altra completamente diversa.
- Come una magia?
- Si, quasi: una cosa molto bella. Ti faccio un esempio. Voi pecore avete il vello, tutto soffice e arruffato. Gli umani hanno imparato a tagliarvelo e a usarlo, dopo averlo trasformato in bellissimi gomitoli colorati di lana, per farci maglioni e tante altre cose. Come dici tu: una magia!
- Bello, ma le olive?
- Le olive sono piccole palline verdi e nere ( quando sono più mature) amarissime, impossibili da mangiare. Gli umani hanno però scoperto che se queste vengono schiacciate danno un liquido giallo: l’olio. E’ un liquido denso, profumato e con un gusto diverso a seconda del tipo di olive usate. Con l’olio ci si condisce e ci si cuociono gli alimenti. Insomma da palline amarissime si ricava una cosa squisita. Anche questa è una magia.
- Un incantesimo vero! Ma com’è che tu sei così contenta?
- Anni fa, più di venti, piantai trecentocinquanta olivi in un terreno nelle Langhe. Una follia: non era terra da olivi, anche se mio nonno sosteneva che in passato ci fossero stati in alcune zone del comune. In un terreno esposto a Sud misi a dimora piccoli alberi, scegliendo tra cultivar del centro Italia, perché fossero resistenti al freddo. Varie vicissitudini mi portarono ad abbandonare la coltivazione dell’oliveto, anche se ho continuato ad amarlo e a curarlo, almeno un po’. Quest’anno , con l’aiuto di un ragazzo/imprenditore locale, ho nuovamente potuto riassaggiare l’olio delle mie “fasce” e ne sono felice.
- Se sei felice perché piangi?
- Mi sono un po’ commossa.
- Non piangere Molly, è una magia!
- Ha ragione Dolly. E’ una magia.

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