Fuochi artificiali

Molly amava i fuochi d’artificio. Sin da bambina ricordava le estati trascorse ad aspettare il 21 settembre, giorno della festa di San Matteo, patrono della sua città, perché era il giorno nel quale venivano sparati i fuochi artificiali.

Mancavano alcuni giorno all’inizio della scuola, che allora iniziava il primo ottobre; quei lampi luminosi, guardati dal balcone della camera da letto dei suoi genitori, segnavano la fine dell’estate.

La meraviglia per quelle luci colorate in movimento che compivano salti e disegni nella notte, la riempivano di eccitazione. I colpi finali, tre, fortissimi, le rimbalzavano all’interno del cuore.

Con il tempo altri erano stati i momenti in cui cercare e rivedere i fuochi d’artificio: una festa in un paese di campagna, lungo la strada fermando precipitosamente l’auto mentre si tornava a casa la domenica sera oppure in Riviera dove venivano apparecchiati in vere e proprie contese tra i rioni.

La prima estate nella sua nuova casa le portò una sorpresa incredibile: a fine agosto dalla finestra vide che venivano montate strane piattaforme nel tratto di mare antistante alla sua abitazione. La sera stessa il cielo si colorò di mille faville e lei si sentì rallegrata da quelle stelle artificiali.

Ora Molly è cresciuta e piano piano ha smesso di amarli. Sono rumorosi, inquinano e danno molto disagio agli animali che vivono con lei.

Ma se solo potesse tornare indietro, vorrebbe essere ancora quella bambina che guardava in alto, stupita di tanta bellezza che esplodeva e si spegneva in un attimo perfetto.

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