
Voci concitate mi strappano alla lettura. L’attesa del volo pareva infinita, ma tra poco meno di un quarto d’ora inizierà l’imbarco, penso, mentre le voci si trasformano in grida. Passa di corsa un poliziotto, poi un altro, sembrano correre nella mia direzione. Il ragazzo inseguito si avvicina a me, si siede, mi guarda chiedendomi di non tradirlo. Si butta seduto di fianco a me, tranquillo in apparenza.
Non serve a nulla: i suoi inseguitori lo vedono e lo portano via.
Resto lì, a guardarlo andar via. I nostri occhi si sono scambiati solo una rapida occhiata, ma me sembra di salutare un amico.
Raccolgo il mio zaino, prendo il passaporto e la carta d’imbarco dalla tasca, e mi avvio verso la colonna di persone.
Il volo è tranquillo, dormicchio un poco, ripenso agli occhi scuri del ragazzo arrestato. Chissà cosa avrà fatto. Era in ladro, uno spacciatore o forse solo un clandestino.
Appena sbarcato la concitazione del viaggio si riprende tutta la mia attenzione. Devo cercare l’autobus per il centro città, riaccendere il telefono e cercare una sistemazione per questa notte.
Domattina, con il treno, mi sposterò sulle montagne per iniziare il trekking. Sono emozionato: è la prima volta che viaggio completamente sa solo, ma era molto tempo che volevo provare a fare un viaggio solo con me stesso. Devo risistemare un po’ di cose. Frase banale ma devo capire cosa voglio fare da grande, alla vigilia dei miei sessant’anni.
Lo zaino mi sembra pesante. Avevo cercato di riempirlo al minimo, considerato che lo dovrò portare per tanti chilometri, ma forse sono solo stanco.
Quando lo apro in cerca di spazzolino e tuta lancio un urlo tra la sorpresa e la disperazione. Quello non è il mio zaino.
Ci sono dentro pezzi di formaggio, libri scritti in una lingua nordica, jeans e alcune magliette stropicciate e sporche. Mi salgono lacrime di disperazione: avevo impiegato tanti giorni a preparare tutte le cose che avrebbero potuto servirmi durante il mio viaggio.
Dopo un primo momento di smarrimento, in realtà non così breve, inizio a pensare a quello che ho.
Il passaporto e il portafoglio erano nella giacca e quindi li ho con me. Ho anche un bancomat e posso prelevare qualcosa prima di lasciare la città.
Anche il libro che stavo leggendo è con me, l’unico che mi potrà fare compagnia.
Ricordo che la corporatura del ragazzo è simile alla mia.
Quindi domattina andrò a cercare nell’ordine una banca, una lavanderia, un supermercato per acquistare uno spazzolino, un dentifricio, una saponetta. Altra cosa indispensabile è la crema solare se non voglio fare tutto il trekking con la febbre.
Volevo l’avventura. Eccola qui, servita su un piatto.
Mentre mi addormento mi pregusto il racconto che farò al mio finto nipote, il figlio della vicina di casa.
Mi adora e dopo questa storia lo avrò definitivamente conquistato. Magari riuscirò anche a fare breccia nel cuore di sua mamma.

Lascia un commento