Il topo da guardia

Mi chiamo Antenore e molti di voi provano ribrezzo quando mi vedono. Si mettono anche a urlare,  in preda a vere e proprie scene di panico.  Ma io sono piccolo, con un musetto carino e non faccio veramente del male a nessuno.

Quando ho sentito Pietro, il più buono della famiglia che mi ospita, dire alla colf: “Non trattarlo male, poverino, non ha scelto lui di nascere topo” ho capito che ero finalmente giunto nel posto giusto.

Vivo da allora in un giardino molto bello, ai lati di un bosco.  La casa affiancata è grande e spaziosa, ma io non ci vado. So per certo che lì vivono alcuni gatti: la tradizione ci vuole acerrimi nemici. Li vedo paffuti e felici, ma meglio non verificare se la inimicizia esista veramente. 

Mi sono quindi sistemato ai lati del giardino, che di notte diventa la mia casa.  Ci sono molte cose da esplorare, scatole e ceste, vasi dalle piante rigogliose e profumate. Ci sono anche alcune rose che perdono i petali creando delle docce colorate che mi rinfrancano dal caldo nelle notti estive. In inverno l’acqua scarseggia, quindi devo rosicchiare le piante grasse per poter bere. Questa cosa fa un po’ arrabbiare la moglie di Pietro, che borbotta un po’, ma in fondo è buona anche lei. L’ho capito perché le croste di formaggio che mi vengono lasciate sono sempre più spesse.

Pietro, da molto tempo, prima di nascosto ma ora senza più sotterfugi, mi lascia sempre del cibo alla sera: pezzi di pane o polenta fredda (buonissima quella con il formaggio: sono pur sempre un topo), semini e riso cotto ed altre prelibatezze.

La mia vita scorre tranquilla e ora ho anche messo su famiglia. Mi piacerebbe tanto ringraziare i miei ospiti, ma non posso certo farmi vedere.

Però ho scoperto da poco un aggeggio che si accende se passa qualcuno davanti. Ho quindi deciso come farò a ringraziare questa famiglia: non appena sento dei rumori, mi butto  di corsa su quello strano paletto e faccio accendere tutta la strada e il sentiero, così chiunque si avvicini  si spaventa e scappa via. 

Guardandomi indietro ne ho fatta di strada.  Ora ho una casa, e anche un lavoro: sono un Topo da guardia.

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