
Nel cielo una stella, grande, enorme con una coda lucente. Una cometa che attraversa veloce il cielo.
Lui immobile la guarda, sino a quando la vede sparire nell’orizzonte nero appena schiarito da una promessa di alba.
Si sveglia. Il buio non è mai vero buio lì dentro: le lucine colorate dei monitor che segnano i suoi parametri illuminano di una luce fioca e fredda la notte.
Anche il silenzio non esiste. Un fastidioso ronzio è sempre presente, intervallato dai suoni delle macchine che lo tengono in vita.
Il tempo sta scadendo. Mai come ora il non decidere equivale a morire.
La gamba malata sta avvelenando tutto il corpo. Non sente più dolore, non sente più nulla.
Ritorna alla stella che gli è apparsa in sogno, sembra che gli stesse comunicando qualcosa.
La paura degli ultimi giorni è sempre presente, ma sembra sciogliersi un poco in un pensiero. Forse c’è sempre una luce da seguire, un sogno da sognare, qualcosa da iniziare e provare a finire. Forse.
Scegliere di rinunciare a un pezzo di sé era terribile. Sino a quel momento era deciso a morire piuttosto di rimanere storpio.
Ma la stella è lì e vuole essere seguita, ancora una volta, ancora questa volta.
Suona il campanello e chiede di parlare con il medico.
Quando arriva gli porge il foglio del consenso che da giorni giaceva sul suo comodino. Lo ha già firmato.
Il medico lo guarda stupito, incredulo. Aveva passato giorni a tentare di convincerlo trovandolo sempre ostinato e deciso a non accettare l’intervento.
Ora sul viso ha un sorriso appena percepibile e, negli occhi, una stella.

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