
– Buongiorno Signorina Cappuccetto Rosso, grazie per avermi concesso questa intervista, so che lei è molto impegnata.
– E’ vero, da quando ho finalmente ucciso il cacciatore sono diventata famosa.
– Il cacciatore? Ma lei non ha ucciso il lupo?
– Ma no, il lupo è di là che si sta scaldando davanti al camino. La sua morte è stata una trovata pubblicitaria. Ma non è da lui che si devono guardare le ragazze. Certo è più facile gridare: “Al lupo, al lupo!!!”, ma le ragazze devono avere paura degli uomini violenti, in particolare di quelli che possiedono armi. Poiché è chiaro che se uno possiede un’arma è perché la vuole usare, quindi occorre fare molta attenzione.
– Ma allora, com’è andata veramente la storia nel bosco.
– Il cacciatore mi seguiva da giorni, sempre più da vicino.Aveva messo in giro la storia del lupo, così avrebbe potuto difendermi, avere la mia riconoscenza e in qualche modo sottomettermi. Il lupo, poverino, mi voleva bene. Viveva con mia nonna e mi conosceva da molti anni, non mi avrebbe mai fatto del male. Così quando il cacciatore cercò di spaventarmi dicendomi che questi mi voleva mangiare, capii tutto, lanciai un calcio sul fucile che stava per sparare al lupo e il cacciatore si prese la pallottola nel petto.
– Ma perché non ha detto la verità?
– Non mi avrebbero creduto. Nelle favole muoiono i cattivi, ma nessuno avrebbe mai pensato che quell’uomo fosse un mostro. Così io e la nonna abbiamo fatto pensare a una disgrazia e abbiamo detto che il lupo era stato ucciso. Ora lui vive in casa e tutti pensano che sia un cane: infatti è dolce e mansueto come tutti i cani che, come si sa, sono suoi cugini.
– Ma allora cosa posso scrivere? Non posso dare una versione diversa della storia.
– Può scrivere che le ragazze devono avere paura dei mostri e che purtroppo questi sanno travestirsi da persone per bene.
– E le scarpette rosse?
– Quelle le indosso sempre, per non dimenticare.

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