
Parafrasando Tolstoj, mi viene da pensare che ognuno è pazzo a modo suo, con le sue forme ed i suoi odori.
La mia pazzia ha la forma di un gomitolo colorato, profuma di lana.
Chissà quando è iniziata. Me lo chiedo spesso.
Andando indietro, più indietro possibile, mi vedo nella casa dei miei nonni.
Dentro il bagno, o forse sarà stato un ripostiglio, c’era un fustino del detersivo della lavatrice. Negli anni ‘70 i detersivi per le lavatrici erano tutti rigorosamente in polvere, contenuti in un piccolo fusto di cartone, che veniva recuperato come contenitore per varie carabattole.
La curiosità non mi è mai mancata, e quindi ho sbirciato dentro e, meraviglia delle meraviglie, era pieno di piccoli gomitoli di lana multicolore, avanzi di calzini per lo più.
In realtà i colori non erano così vivaci: blu, grigi, verdoni, beige e qualche azzardato bordeaux. Ma mi sembravano bellissimi.
Naturalmente era bastata una occhiata di mia madre per evitarmi ogni capriccio. Ma li desideravo molto.
La volta dopo feci in modo che mia nonna mi vedesse mentre sbirciavo dentro al fustino e, naturalmente, mi disse di prenderli. Ero felice.
Da poco avevo imparato a lavorare a maglia, facevo solo sciarpe piccoline e lunghissime. Ed ora avevo un tesoro tutto per me.
Penso che sia iniziata così.
Ora la mia casa è piena di matasse e gomitoli, di filati pregiati e di colori sgargianti. Ma la mia felicità, ogni volta che vedo e tocco un gomitolo è rimasta la stessa.

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